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Pagina 1 di 10 La Storia del Cassino
Il Cassino dei pionieri
Gli anni venti sono quelli della prima “pedata” ufficiale del Cassino. Nella zona “del Carmine”, alla periferia della Cassino in pianura, contrapposta a quella del monte, andavano a “pazziare” i primi “azzurri” della storia. Nel 1924, i ragazzi di “dietro il Carmine” trovarono un presidente (Argentino) e nacque il Cassino anno uno, a cui venne dato un nome polemicamente latino: “Quis contra nos?”. Tale rimarrà a lungo, fino agli anni trenta, quando diventò ufficialmente Cassino.
Il campo, negli anni venti, il Cassino se lo fece invece prestare alla via di Caira, nel complesso che inizialmente fu concentramento di prigionieri austriaci durante la prima guerra mondiale. Dopo la prima guerra mondiale, diventato Scuola Allievi Carabinieri – come si diceva allora – il complesso ebbe un campo sportivo vero e proprio e una squadra di calcio allora notevole se si considera che allievi di quella Accademia erano perfino prestigiosi giocatori del Casale e della Pro Vercelli.
La nuova squadra cominciò da qui il suo ruolino di marcia (in tempi in cui nel Calcio non c’erano tante divisioni di “serie”) incontrando, dal momento che Cassino aveva come capoluogo di provincia Caserta, squadre quasi tutte della “Terra di Lavoro” come il Santa Maria Capua Vetere, il Sessa, il Capua, il Maddaloni e la stessa squadra del capoluogo, con risultati di solito apprezzabili.
Così si tirò avanti fino agli anni trenta, quando, cambiata provincia e inquadrato nel Lazio, il
Cassino (che aveva cominciato a mutare nome e uomini) passò tra le squadre che costituivano il campionato del Basso Lazio, trovando anche per il mecenatismo del commerciante Acciaccarelli un suo campo sportivo, lo “Sferracavalli”, chiamato così perché edificato per quella strada. Proprietario di un pioppeto nella zona dove, grosso modo, oggi è la scuola media “Conte”, l’Acciaccarelli con il ricavato della vendita dei pioppi fece campo e recinto in legno, all’inglese, com’è ancora oggi in tante città romantiche della Gran Bretagna.
Con l’intervento dell’Italia in guerra nel giugno del 1940, mentre resistono a malapena i tornei superiori, quelli inferiori trovano per ovvie ragioni una vicenda frammentaria, limitata a un’azione strettamente provinciale com’è nel caso del Cassino degli anni bellici. Con molti atleti sotto le armi, (a partire dalla guerra etiopica e di Spagna) la squadra azzurra vive praticamente di vita propria, “autarchica” come è nel termine dei tempi e sfruttando in genere le capacità e le attitudini dei giocatori fatti in casa come delle giovani promesse.
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